“IO NON DORMO COL NEMICO”


LA SOFFERENZA LA CONFUSIONE, IL CONFLITTO DI LEALTÀ DEI FIGLI QUANDO I GENITORI NON RIESCONO A MODIFICARE LE PREMESSE SULLE QUALI FONDANO IL LORO DISACCORDO

di Roberta Marchiori Psicologa psicoterapeuta, mediatore famigliare, didatta del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, didatta del Centro Padovano di Terapia della Famiglia, socio didatta A.I.M.S. info@cptt.org

Premessa

Il titolo di questo lavoro vuole focalizzare l'attenzione su alcune situazioni difficili e paradossali in cui i bambini si possono trovare quando la conflittualità tra i genitori, durante e dopo la separazione della coppia, rimane alta.
Risulta evidente, lavorando con le famiglie in ottica sistemica, che, se non si modificano le premesse sulle quali si fonda il disaccordo genitoriale, la conflittualità non solo non scompare, ma può aggravarsi. Tale conflittualità può esprimersi, in modo più o meno esplicito, in varie forme nelle diverse dimensioni familiari e tende ad incanalarsi lungo percorsi insidiosi. In questi rimangono inevitabilmente incastrati soprattutto i figli, e ciò vale sia in caso di famiglie unite che separate.
E’ fondamentale tener presente che, nella fase di separazione della coppia, vengono rimesse in discussione tutte le dimensioni della famiglia e dei suoi componenti, da quelle psicologiche a quelle legali e sociali, peraltro sempre strettamente connesse tra loro. Diventa quindi essenziale che tutti questi diversi ambiti siano ridefiniti e rielaborati in modo adeguato e condiviso, così da avviare un processo costruttivo e funzionale per il nuovo sistema famiglia che si accinge a prendere forma.
La figura 1 schematizza le dimensioni familiari e le connessioni tra loro
La figura 2 mostra come i figli possono essere travolti dal conflitto che si scatena nelle dimensioni

Mediazione: riconoscimento reciproco e riconnessione dei ruoli famigliari.

La riflessione proposta promuove l'utilità della mediazione, vista come spazio privilegiato di riconoscimento e riconnessione dei componenti della famiglia tra loro e in relazione al contesto in cui quest’ultima è inserita.

Le figure 3 e 4 riassumono i rischi a cui i figli, a seconda delle età, possono essere particolarmente esposti se le separazioni sono molto conflittuali.

Dividere il piano coniugale da quello genitoriale significa molto più che riuscire a trovare gli accordi sui termini legali dell’affido e sugli orari di visita. Infatti, a volte, le famiglie iniziano un percorso di mediazione solo dopo aver già stabilito questi aspetti in sede legale, trovandosi poi nell'incapacità di rispettarli.
Spesso, uno dei due genitori, o entrambi, continuano, nei confronti del figlio, a disconfermare ed a presentare negativamente l'altro, in modo più o meno ambiguo ed ambivalente, o ad ostacolare lo svolgimento del suo ruolo e delle sue competenze, a prescindere dagli accordi presi. Alcuni Autori, in questi casi, parlano di "sindrome di alienazione genitoriale", per cui il genitore affidatario mette in atto progressivamente una serie di comportamenti volti a svalutare e denigrare l'altro genitore. Queste modalità aumentano lo stato di disagio e di confusione del figlio. Quest’ultimo, per esempio, potrebbe essere incitato dalla madre a stare con il padre nei giorni stabiliti, pur trasmettendogli che reputa quest’ultimo una persona incapace, falsa e violenta.
I bambini invischiati e bloccati in questi doppi messaggi frequentemente, quando devono passare da un genitore all'altro, accusano sintomi somatizzati (quali dolori di pancia, nausea, mal di testa ecc.) per tentare, in tal modo, di uscire dalla scelta paradossale e dalla pressione alle quali sono sottoposti.
Altre volte assumono ruoli e alleanze rigide con l'uno o l'altro genitore, sempre nel tentativo di sottrarsi a continue decisioni e tensioni che i genitori, più o meno consapevolmente, provocano. In altre situazioni, ancora, la coalizione è utilizzata per proteggere il genitore che percepiscono come il più debole.
Da un caso di questo tipo - recentemente seguito dall’autrice presso il Centro di Mediazione del Centro Padovano di Terapia della Famiglia - è stato tratto il titolo di questo contributo.

Il caso
La figura 5 illustra il genogramma del caso

L'invio e i primi contatti

I genitori di Giovanni sono stati indirizzati al nostro Centro di Mediazione da un collega, psicologo psicoterapeuta, cui si erano rivolti perché il figlio, di nove anni, era molto aggressivo ed irrequieto a scuola ed aveva un difficile rapporto con il padre.
Quest’ultimo, il signor Paolo, chiede un appuntamento quando il rapporto con l'ex coniuge, dal quale è legalmente separato da due anni, è al culmine della crisi e quello con il figlio è già molto compromesso. Al primo contatto telefonico spiega che l'ex moglie, la signora Maria, ha da poco esposto una querela nei suoi confronti per un episodio di aggressione da lui commesso alla presenza del figlio. Egli sostiene che tale aggressione, indotta dai comportamenti esasperanti della ex moglie, si sarebbe limitata “a qualche spinta”. Comunque, in seguito a questo episodio, il figlio non lo aveva più voluto vedere, a suo avviso perché manipolato dalla madre.
Come primo passo, si è ritenuto necessario contattare telefonicamente la signora Maria ed i rispettivi avvocati per valutare le possibilità di intervento e coordinarne l'eventuale avvio.
Da questi contatti preliminari è emerso che, di fatto, la situazione tra i coniugi, da sempre difficile, si era esasperata negli ultimi mesi. L’attuale urgenza di un ipotetico intervento è determinata da un imminente incontro tra i genitori di Giovanni ed il Giudice Tutelare. Tale incontro era stato stabilito in seguito alla richiesta, effettuata dall'avvocato della signora Maria, di una revisione degli accordi sul diritto di visita, al fine di "tutelare il minore individuando un luogo protetto ove il padre possa esercitare il diritto di visita".
Dal colloquio telefonico con la madre di Giovanni si riscontra, da parete della signora, una forte preoccupazione per la situazione, e, anche se con delle riserve, una discreta disponibilità a partecipare agli incontri di mediazione, purché avvengano in assenza dell'ex coniuge.
In accordo con la coppia genitoriale e gli avvocati, si propone che, all'udienza dal Giudice, venga esplicitata l'intenzione di affrontare l'intervento di mediazione. L'espressione di questa intenzione ha portato il Giudice a rinviare l'udienza per consentire lo svolgersi del percorso.

Il percorso di mediazione

I primi incontri con la madre ed il padre di Giovanni sono, come prestabilito, individuali: viene raccolta con entrambi la storia della famiglia d'origine, la storia della coppia, la descrizione dei rispettivi rapporti con il figlio e della situazione attuale. Ci si sofferma in particolare sulla posizione dell'uno rispetto all'altro e su quella di ciascuno di loro nei confronti del bambino.
Attraverso gli incontri individuali, ed uno con la madre ed il figlio, si riescono a creare i presupposti per le successive consultazioni con entrambi i genitori ed il bambino.
Viene data a Giovanni la possibilità di esprimere gradualmente le sue paure e le sue preoccupazioni alla presenza di entrambi i genitori, che, in questo modo cominciano a comprendere più chiaramente i riflessi delle loro modalità comportamentali sul figlio. Si inizia a lavorare sull'ipotesi che Giovanni stia assumendosi il ruolo di "paladino della mamma" e che, forse, la rabbia espressa a scuola è la stessa percepita tra la mamma e il papà.
Si evidenzia la presenza di conflitti manifesti anche tra i genitori della signora Maria e del signor Paolo. Il bambino frequenta sia i nonni materni sia quelli paterni, ma i primi rifiutano il padre e non vogliono avere "nessun tipo di contatto" con lui. Diventa necessario quindi lavorare sulle alleanze e su come possa essere difficile per Giovanni giostrarsi fra queste relazioni.
Durante il sesto colloquio il signor Paolo e la signora Maria sottoscrivono gli accordi da presentare in udienza rispetto alle modalità di incontro di Giovanni col padre, e l’impegno di proseguire, dopo l'udienza, il percorso di mediazione, per migliorare ulteriormente la situazione.
Il proseguimento del percorso ha, in effetti, portato la coppia genitoriale a gestire e risolvere le diverse situazioni senza la necessità di un intervento esterno ed il bambino a migliorare il suo comportamento a scuola ed il rapporto con i genitori.
Un episodio tratto dall’ultimo incontro (il decimo) con Giovanni ed i suoi genitori è particolarmente significativo a questo riguardo. Giovanni, per la prima volta durante tutto il percorso, si è fidato a lasciare soli la mamma ed il papà, si è allontanato dalla stanza in cui si svolgeva il colloquio ed ha raggiunto il collega dietro lo specchio (dott. Riccardo Barsotti). Osservando i genitori che parlavano serenamente al di là dello specchio unidirezionale, ha detto, col suo linguaggio di bambino: "venire qua mi rompe un po' perché è sabato, ma serve tanto, per questo sono contento".

Premesse-accordi-premesse-accordi

Il lavoro di mediazione con questa famiglia è stato, soprattutto nella fase iniziale, molto impegnativo, e sono state necessarie diverse telefonate non previste per mantenere agganciati entrambi i genitori. Tuttavia, la sofferenza espressa da Giovanni per la situazione di invischiamento ed il conflitto di lealtà nel quale si trovava immerso, ha dato la spinta a noi mediatori e, col tempo, anche ai genitori, di andare avanti nonostante le difficoltà.
In questo caso, l'avvio della mediazione è stato favorito dalla collaborazione degli avvocati, con i quali si sono creati i primi contatti e che hanno connotato positivamente il percorso.
La modalità di conduzione che, a nostro avviso, come in altri casi, è stata determinante nel rendere effettivamente possibile la svolta, è stata quella di seguire un processo circolare “premesse-accordi-premesse-accordi”. Tale processo, che permette di spostarsi velocemente lungo gli assi temporali tra passato, presente e futuro, ha aiutato i genitori a comprendere la connessione tra gli eventi e l'importanza della coerenza dei messaggi che possono essere mandati al figlio. Questo schema circolare permette di verificare e rinforzare i cambiamenti positivi, che si raggiungono nelle diverse fasi del processo, e crea le condizioni per il mantenimento degli accordi.
La diapositiva 6 riporta lo schema del processo "premesse-accordi-premesse"
Conclusioni

Riattivare o, per quel che è possibile, attivare una logica condivisa fra i genitori rispetto al loro ruolo con i figli, diventa una premessa essenziale per allontanare il rischio che, anche dopo aver raggiunto degli accordi, i figli siano costretti a muoversi tra ingiunzioni paradossali, messaggi contraddittori, circuiti ad alta tensione. Tali condizioni sono fonte di sofferenza e disagio psichico di diversa gravità e possono pesare fortemente sullo sviluppo dei figli.
Dalle "alleanze scoperte" (come nel caso esaminato), alle "alleanze coperte", si può giungere a quelle che possiamo definire "alleanze spietate", dove il figlio si trasforma nell'arma privilegiata usata dai genitori per ferirsi. Egli viene così utilizzato per dimostrare che l'ex coniuge è una persona inadeguata.
E’ opportuno sottolineare che il problema focale non è tanto quello di rendere omogenei differenti punti di vista, ma, piuttosto, quello di comprendere come coordinarli in vista della riorganizzazione delle relazioni familiari. Tale obbiettivo può essere raggiunto solo attraverso un lavoro sulla storia delle relazioni all’interno della famiglia, che renda anzitutto comprensibili le difficoltà e, successivamente, coerenti le possibilità di accordo.
Siamo convinti che, se la mediazione prende la forma di un ennesimo tentativo di negoziazione o, peggio ancora, prende la via del giudizio (coppia mediabile, non mediabile o impossibile) si possa andare poco lontano. La differenza principale tra la mediazione ed il percorso legale consiste proprio nel lasciare da parte la ricerca del torto e della ragione. Essa deve perseguire l’obbiettivo di aiutare le persone a rinunciare a prese di posizione rigide e statiche, che portano inevitabilmente ad esasperare la sfida. Nel percorso di mediazione è fondamentale stimolare la riorganizzazione della situazione familiare e la ridefinizione delle premesse dalle quali i genitori partono per gestire la situazione. A questo scopo risulta necessario tenere in considerazione il sistema familiare e il contesto che lo circonda e lavorare sui tempi - passato, presente, e futuro - mettendo in connessione gli eventi e gli sviluppi familiari. Questo al fine di aiutare la famiglia a comprendere il significato, sempre attivo del suo agire e a raggiungere modalità relazionali basate, il più possibile, sulla costruttività, la collaborazione e il reciproco riconoscimento.


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